«Si, e come una farfalla volo seguendo sentieri spezzati, linee distorte, strade nascoste.. e forse, probabilmente, mi perderò..»
Frammenti e memorie di me, appesi ad una Ragnatela di Sogni. Soltanto la sospirante reminescenza del mattino, quando sei sospeso tra il sogno e la realtà.
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First Act
«Now you're looking for the secret. But you won’t find it because of course, you're not really looking. You don't really want to work it out. You want to be fooled.»
"Ancora una volta scrivo. forse, per consumare l'attesa. cosa stia aspettando mi è tutt'ora ignoto, ma quando arriverà renderà muto il silenzio... e forse, forse solo allora, ci sarà spazio e, aria sufficiente, per i piccoli sussurri dell'anima. persi in un soffio di stelle" In Costruzione
Piove. C’è una luce d’un grigiore unico, e sto ascoltando Emily. Sono sola, e credo di essere innamorata: non poteva accadere cosa peggiore, io proprio non capisco.
Non capisco perché non riesco a fare a meno di ascoltare questa maledetta canzone, non capisco perché non riesco a smettere di guardare le sue foto, non capisco perché non riesco a smetterla di desiderare il suo abbraccio, di sentire il suo respiro e il battito del suo cuore.
Faccio così fatica a scrivere ultimamente. Mi viene da piangere, così tanto..
Mi sembra di essere uscita fuori dallo spazio e dal tempo, sto contemplando la camera dei miei ricordi. L’angolo dei sogni morti, spezzati, perduti.
E tra questi c’è quello. Esatto proprio quello. C’è il suo sguardo che mi aveva così tanto colpito quella volta. Ci sono i suoi occhi così belli. E c’è la sua espressione..
E poi c’è un urlo, e tante lacrime, e una voglia di dolore incommensurabile. VAFFANCULO!
Io.. io questa volta non ci riesco.. io ho voglia di urlare, di gridare e strapparmi i capelli.
Perché non c’è storia, non c’è ritorno, non c’è addio né arrivederci.
Ha distrutto tutto, ha rovinato tutto e io l’ho perdonato credendo potesse bastare per cancellare il dolore. Ma quello, il dolore, viene dopo. Viene quando meno ce lo si aspetta. E quest’oceano sta consumando lentamente la scogliera, mangiandosela via giorno per giorno. Ineluttabile.
Dio! ..perché devo farmi del male e pensare che ha un volto da baciare..?
Mi ha fatto tanto di quel male.. e forse non se ne rende conto.
E mi fa così tanto arrabbiare quando mi dà conferma di essere un bambino, di essere così immaturo ed egoista. Mi fa arrabbiare, mi fa scoppiare di rabbia il saperlo così viziato.
E mi fa così tanto male sentirgli dire che gli piaccio, mi fa così male sentirgli dire certe cose che mi entrano dentro come morfina strappandomi all’asprezza di questo mondo.
E allora scusa.. scusa se sono confusa e prima ti lascio e dopo ti bacio, e poi ti lascio di nuovo..
Non ne posso più di ricordarmi. Mi avvelenano i ricordi di quei baci, e del modo con cui mi stringeva. E mi distrugge pensare a cosa possa avere mai pensato, nel bene e nel male.
Mi ci è voluto un po’ per riuscire a piangere. E adesso lo sto facendo con Emily in testa, e la pioggia scrosciante al di là della finestra.
Sono spaccata in due. Il desiderio di abbracciarlo e di sentirmi stringere e baciare, e la rabbia e il dolore che mi lacerano. La consapevolezza che sarebbe la cosa più stupida che potrei fare. Che sarebbe seguire un capriccio. Perché so che lasciarlo è stata la scelta migliore. E’ stata la cosa più intelligente e giusta che abbia potuto fare..
Non ha pietà la vita. Non è gentile il mondo. Non è tanto buona la gente..
Mi sento così trattata male. Disprezzata dalla persona che volevo amare..
Sarà che sono melodrammatica, ma questa volta mi sembra una tragedia.
Se soltanto non si fosse steso su quel letto.. se solo mi avesse voluto di più..
Se solo mi avesse voluto più bene in quel momento..
Ma non mi ha pensata, non mi ha voluto bene, non ha avuto paura di calpestarmi.
Perché evidentemente il sesso era un’esigenza più forte, più forte del rispetto per me.
E questo è intollerabile. Questo mi schiaccia il cuore.
Questo mi porta qui, adesso, senza la persona che desidero, sempre più nostalgica.
A pensarlo sempre di più, senza un motivo razionale. A farmi del male da sola.
Come se già così non fosse abbastanza.. non è giusto..
Ho bisogno di addormentarmi tra le sue braccia..
E scoprire che era tutto un sogno.
Evocato da MindJam alle 18:18 con l'incanto: pieces
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Hey.. che cosa c’è? Boh.. non lo so. Hai presente quella sensazione strana che di prende da dentro accarezzandoti il cuore, senza stringere, piano e fluidamente, e non ti lascia stare? Quella che quando sei fuori a guardare il cielo straziato da nuvole tormentate dal vento, ti fa sentire incollata al suolo, e ti senti un’ancora sul fondo di un oceano tempestoso? Un’ancora sul fondo dell’oceano, nella quiete più assoluta sovrastata da un mulinare di eventi ed emozioni troppo distanti per poterti toccare? Però qualcosa ti raggiunge, come l’acqua che trapassa lenta un petalo di rosa e si intreccia nelle sue trame, entrandoti dentro, a fondo e senza pietà. Perché non c’è pietà adesso. Solo colate di lava fin troppo calde che raggiungono lo sterno ma non arrivano al cuore. Nostalgia direi.. nostalgia.
Nostalgia e confusione. Ho voglia di una sigaretta e di un bacio.
Ho voglia di riprendermi, di sentirmi riposata e nuova.
Anima stropicciata.
Sentimenti sgualciti.
Arriva la primavera..
..Spero che tutto questo vento si porti via anche qualcosa di me.
Evocato da MindJam alle 14:17 con l'incanto: pieces
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E muto accade, l’invincibile dolore, e piomba dall’alto come stella bruciante e buio accecante.
E lenta scorre nel sangue la morte, arti gelidi come marmo pallido e levigato.
Evaporare dell’anima..
Frullare d’ali..
Alito di vita esalato dall’ultimo singhiozzo. La ferita profonda che spacca lo sguardo con una sola e lentissima lacrima.
Scivola lenta la terra dal palmo della mano, sottile e morbida si schiude ricoprendo simbolicamente una bara qualche metro più sotto. Sembra così piccola.. Sshtt.. lasciatelo dormire in questo campo di fiori e lacrime. Dolce il dolore in quegli occhi di madre, vuoti quanto le profonde cavità del cuore, lacero.Ninna nanna, ninna oh..
Il rumore straziante della terra sopra il legno.. toc.. ricorda la brevità del tempo concesso.. toc.. una preghiera contro l’inquietudine.. toc.. un inno alla sacralità della vita.
Bambino mio, dolce bambino mio.. chissà cosa ti tormentava l’anima, quale dolore bambino mio, chissà quale dolore bambino mio.. mio bambino, mio.. mio.. il mio bambino chissà, mio bambino chissà.
Eri così piccolo e indifeso, terribilmente amabile e bello e poi, tutt’ad un tratto sei cresciuto abbastanza per toglierti la vita bambino mio, ma sempre indifeso e terribilmente fragile sei stato piccolo bambino mio..
La lama del vespro tagliava lentamente a strisce le ombre proiettate sul campo santo. Tutti i sogni seppelliti, tutto la sofferenza rivangata, e solo una madre china sul suo dolore a contemplare una tomba. Come può il nulla vegliare sopra mio figlio? Angelo del dolore, custodisci qui la mia felicità sepolta, a te l’affido. Abbi pietà..
..Perché non siamo altro che ombra e polvere..
E ciò che ci fa soffrire oggi, ci farà soffrire per sempre.
Inevitabilmente.
Le lacrime che versiamo rimangono sospese nell’anima, per sempre, fino a renderla pesante, e sottile.. come un drappo di finissima seta leggera.
Quindi ho eretto un monumento al mio dolore, facendo del dolore stesso un monito sopra la mia vita.
Angelo del dolore, abbi pietà di noi.. perché ciò che ci ha fatto soffrire ieri, ci farà soffrire per sempre.
Angelo del dolore, veglia sopra di me
"Se avessi il drappo ricamato del cielo,
Intessuto dell'oro e dell'argento e della luce,
I drappi dai colori chiari e scuri del giorno e della notte
Dai mezzi colori dell'alba e del tramonto,
Stenderei quei drappi sotto i tuoi piedi:
Invece, essendo povero, ho soltanto sogni;
E i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi;
Cammina leggera, perché cammini sui miei sogni."
He Wishes for the Cloths of Heaven
"Had I the heaven's embroidered cloths
Enwrought with golden and silver light
The blue and the dim and the dark cloths
Of night and light and the half-light,
I would spread the cloths under your feet:
But I, being poor, have only my dreams;
I have spread my dreams under your feet;
Tread softly because you tread on my dreams"
William Butler Yeats
Evocato da MindJam alle 21:59 con l'incanto: poetry
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I grandi occhi azzurro argentato si strinsero in uno sguardo addolorato, in quell’ultimo caloroso abbraccio. I lunghi capelli di Morian scivolarono dal mantello scuro ricadendo in ciocche di corvini riflessi, accarezzando la liscia pelle lattea del collo sottile. In quei grandi e chiari occhi di donna, occhi selvatici quanto le fiere di quel bosco, si potevano leggere le note del grande dolore che le soffocava l’anima.
-Stanno venendo a prendermi..
Mormorò la voce spezzata, mentre le soffici labbra vermiglie cercavano il calore tra la piega del suo sorriso, strinandosi al contatto con la sua pelle in un bacio ardente di passione.
-Promettimi che mi amerai per sempre..
Le labbra sorridenti tremarono per un secondo, prima di essere solcate da lacrime cristalline provenienti dai profondi occhi d’ambra scura. Un soffio di vento accarezzò i boccoli color miele, coprendo lo sguardo terrorizzato di quelle iridi scure.
-Morian io..
Ma non concluse la frase, sentendo la propria voce frantumarsi sotto il peso schiacciante della disperazione. Strinse la ragazza tra le sue braccia, affondando le mani nella sua liscia chioma notturna, soffocando i singhiozzi al contatto con il calore emanato da quel corpo sottile, e quei battiti veloci e spaventati che si infiltravano sotto la sua pelle.
-Sappi soltanto che non ho mai fatto nulla in nome del Male..
Un fremito di rabbia percosse il corpo che abbracciava la ragazza.
-Lo so. Lo so..
Un singhiozzo sonoro spezzò la tensione dell’aria fredda e nebbiosa.
-L’unica cosa in cui credo è nel nostro amore.
Le guance rosee di Morian furono colpite dalle lacrime degli occhi ambrati.
-Lo so. Lo so..
La stretta si fece ancora più forte, tanto da strozzare il respiro della ragazza.
-Tu mi hai sempre creduto. Tu mi ami così come sono.
Si sciolse l’abbraccio, e gli sguardi si incontrarono nel silenzio.
-Continuo a credere ai tuoi occhi.. -mormorò la profonda voce maschile- Ti amo.
Gli occhi azzurro argentato erano solcati da profonde occhiaie, gonfi di lacrime e segnati dal dolore della tortura. Brillavano di una cupa luminescenza sotto l’ombra del cappuccio nero mentre assistevano all’avanzare del boia, in mezzo alla folla imbestialita e urlante in un boato di rabbia e disprezzo.
Una luna rossa e piena vegliava crudele dall’alto della volta notturna, gettando riflessi insanguinati sui volti contorti dalla rabbia, e sui raggi delle fiaccole pronte ad essere lanciate sul rogo.
Gli occhi vuoti del boia inghiottirono in uno sguardo la sua ultima speranza: non l’avrebbe mai più rivisto, neanche per un’ultima volta. Strattonarono la corda stretta e pesante che le legava il collo, e la condussero lungo l’atroce tragitto di quella via dolorosa che la conduceva sul patibolo. Passo dopo passo contava i suoi ultimi respiri, mentre il battito del cuore le ronzava forte nelle orecchie, e la disperazione saliva fino alla bocca, rendendo secca la lingua e le labbra. “Un pensiero felice.. un solo pensiero felice, ti prego.. un unico pensiero felice per alleggerire il cuore in quest’ultima ora fatale..”. Il tempo parve rallentare e congelarsi tra le spire del vento gelido, mentre i riflessi della luna iniziarono a farsi più intensi, fino ad accecarle gli occhi come un lampo di luce, prima si sfumare lievi sulle foglie di un tappeto autunnale nel cuore del bosco.
“Ottobre e i tuoi pensieri aleggiano nei tuoi occhi come le foglie cadono dagli alberi..” sì, stava ricordando.
Stava danzando tra gli alberi mormorando una bassa nenia dal significato oscuro, mentre i drappi del vestito nero alzavano le foglie dorate in sbuffi d’aria.
-Cosa stai facendo?
Chiese con il suo tono, così spensierato e innocente. Lei sorrise, illuminando il volto in quell’espressione di felicità pure all’udire il suono della sua voce. Rise, argentina, prima di fermarsi e rivolgergli uno sguardo d’adorazione nel silenzio profondo di quella quiete innaturale. Nessun rumore, gli uccelli non volavano più sulle cupole arboree, il vento non spazzava le foglie in mulinelli giocondi, le bisce parevano essere scomparse dall’assenza del loro strisciare. Solo il suo sguardo di profonda adorazione, e l’espressione inquietata degli occhi d’ambra. Gli porse la mano, sottile e pallida, lui si alzò e s’avvicinò in passi incerti ed esitanti osservandola smarrito, fino a prenderla con infinita leggerezza.. e improvvisamente, come un terremoto di strana energia il bosco sussultò, mentre le foglie presero a volare per aria, verso il cielo, in un vorticare di geometrie imprecise, la volta si rabbuiò aggredita da una notte inaspettata e splendente di stelle. Gli strinse la mano con forza, per non permettergli di scappare, fissando i suoi occhi scuri con intensità e determinazione.. poi gli si strinse addosso, avvolgendo le labbra ad un bacio e chiudendo le iridi selvagge. Quando le riaprì, il suo corpo era stretto dalle sue braccia forti, e lo sguardo ambrato stupito giaceva nei suoi occhi azzurro argentato. Tutt’attorno la muta neve cadeva silenziosa, e il bosco era ricoperto da una patina candida e diamantina congelato in una scultura di ghiaccio lucente. Erano altrove..
-Mi ami?
Gli aveva chiesto leggendo nei suoi occhi la sorpresa, il panico, il sospetto, il dubbio, lo stupore, la paura. Per un attimo il timore prese possesso del suo cuore, perché forse non le avrebbe risposto come sperato.. poi vide i suoi occhi caldi finire dritti nei suoi, così penetranti e sicuri erano gli unici in grado di leggerle l’anima.
-Sì.
E quell’unica sillaba melodiosa e angelica spezzò l’incanto del passato, riportandola su di una catasta di sterpaglie e legna, che orrenda s’arrampicava su per le sue gambe pungendole la pelle.
Il monaco aveva finito di enunciare la condanna per stregoneria, e la folla fremeva nel silenzio dell’attesa che il boia lasciasse scivolare la torcia sul rogo.
-Morian Arcwood, ti dichiari colpevole?
Chiese una voce lontana e remota, mentre quei grandi occhi chiari cercavano nel vuoto di riaggrapparsi alle visioni passate. Ci fu silenzio, e sguardi puntati dritti al suo volto rigato da lacrime appassionate, e segnato da un sorriso d’amara rassegnazione.
Sospirò.
Il volto si contorse in un espressione disperata mentre i denti vennero scoperti dalle labbra tese di quella bocca spalancata, lo sguardo sfinito e gonfio di dolore si strinse in una morsa cieca congiungendo le lunghe ciglia scure, e diede sfogo al suo cure urlando con tutto il fiato che possedeva, per un’ultima volta, tutto ciò che le era rimasto da dire..
-Io ti amo!!!
Le avevano violentato anima e corpo ma non erano riusciti a violentare il suo cuore. E mentre le corde vocali si tesero fino a ledersi in un rauco spasmo, e gli occhi si seccarono dalle lacrime, mentre ogni battito del cuore negava una vita o una morte in assenza del suo amore, e i muscoli fremettero sfiniti da quel calvario.. rannicchiata a terra contro il palo sentì una mano accarezzarle la guancia.
Alzò lo sguardo e vide quegli occhi caldi trovare finalmente la pace nei propri.
Stretti l’uno all’altra rimasero in silenzio a contemplare la bellezza di quegli ultimi attimi vissuti assieme.. spiegando le proprie anime l’uno all’altra nel linguaggio muto e intrecciato che è quello degli sguardi.
-..per sempre..
Mormorò Morian, leggera e sincera, prima di accogliere tra le sue braccia, e incurvarsi sul suo abbraccio, la morte del corpo, lambito tra lingue di fuoco bianche e luminose. Come la neve..
Socchiudo gli occhi, un alito di vellutato fumo aleggia sopra la fronte per risalire agli abissi del cielo e sciogliersi in un soffio di vento. Abracadabra..
Cos’altro il fato riserverà per stupirmi un poco? Questa mia vita tanto sciocca da poter esser descritta da un palcoscenico e un prestigiatore. Questa mia vita tanto profonda, da annegarci..
..e io vi sto affogando dentro.
E io vi sto annegando dentro.
Schiudo gli occhi, a poco a poco, lentamente le ciglia si spiegano dando alla luce l’iride screziata..
.. uno sguardo soffuso di occhi che ancora non ho visto, con quegli occhi in cui so che morirò.
Ho riaperto, e questo è tutto.
Nessun progetto, nessun impegno.
Solo voglia di lasciarmi possedere dalla musica. In particolare da “Oltremare” di Einaudi, in questi ultimi 30 giorni non sono in grado di farne a meno.
Un saluto..
Evocato da MindJam alle 21:58 con l'incanto: pieces
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Scivolava la brezza tra i lisci capelli d’autunno, innanzi allo strapiombo, su di una roccia levigata veniva travolta dal tramonto sul lago. I profondi occhi d’ambra scorrevano come carezze di un amante sul paesaggio, assetati di bellezza, sbarrati ed immobili. Il cielo oscuro era velato da screziature vivaci all’orizzonte, mentre l’ombra della luna piena mormorava dall’alto le prime stelle.
Sospirò, un brivido percorse il corpo fragile. Lenta e cristallina una lacrima di diamante scese sussurrando sentieri di tristezza sul volto niveo. Lunghi e morbidi drappi venivano scossi dal vento serale, neri quanto il carbone solcavano e avvolgevano il sottile corpo della ragazza, vedova nel vespro.
La Vedova veniva chiamata, colei che assisteva all’agonia del giorno. Una ragazza che immobile consumava la sua vita a guardare, o per meglio dire veniva consumata dalla vita che attorno a lei danzava in un susseguirsi di alba e tramonto. Diciannove anni fa aveva sposato la vita, il giorno, il sole.. e seimilanovecentosedici volte aveva intrapreso il cupo sentiero del lutto, altrettante quello dello sposalizio. Un amore che non aveva portato frutti, un germoglio sempre pronto a sbocciare, un onda perennemente sul punto di infrangersi sulla scogliera, un falco in un interminabile picchiata. Cosa c’era di male nell’innamorarsi della bellezza? A volte silenziosamente si rifugiava sotto le frasche ombrose di un salice o dietro il velo di una cascata a riflettere, intimorita e atterrita chiudeva gli occhi sentendo il viscido e gelido smarrimento infiltrarsi sotto pelle. Non poteva chiudere gli occhi, non poteva chiudere i grandi e profondi occhi d’ambra scura. Chiuderli significava morire, la morte dell’anima, una farfalla che subisce impassibile ed impotente il chiudersi dell’incavo della mano di un fanciullo. Così tanta paura di scomparire.. così tanta paura di scoprire che tutto sia inverosimilmente diverso e lontano..
La verità è che non lo aveva mai capito, il perché della sua fobia. Un grido ghiacciato e agghiacciante avvinghiarti il cuore e lo stomaco fino a farti cadere in ginocchio tremante e spezzato.
Aveva subito oltre che la vita sé stessa per diciannove interminabili anni, e finalmente capì.
Distese le lisce labbra in un morbido sorriso, amorevole guardava la valle che accoglieva in un abbraccio le sponde sabbiose del grande lago, e le stelle tuffarsi nelle acque nere inabissandovi i propri sogni e brillando di speranza. Bellezza.. una sola perfetta parola.
Cosa di più vero, se non la Bellezza? Cosa di più amabile e prefetto, se non la Bellezza? Cosa di più desiderabile e necessario, se non la Bellezza?
Non poteva smettere di guardare, di nutrirsi dello splendente nettare della bellezza.. altrimenti sarebbe scomparsa, anche se per un secondo, l’unica sua certezza. Il suo punto fisso. La sua vita. La verità, solida colonna che sorregge e separa cielo e terra.
Diciannove anni a farsi vivere dalla bellezza, non era abbastanza, no. Doveva vivere la bellezza, prenderne parte e frammentarsi in essa. Rise. Che cosa aveva fatto? Aveva perso tredicimilaottocentotrentadue occasioni di essere perfetta e viva. Di essere bella e vera.
Chiuse gli occhi, per la prima volta serena, e tese la gamba in avanti compiendo un passo verso il vuoto.
Solo il sibilo del vento accompagnò i drappeggi neri alle profonde acque, e poi più nulla, solo il rumore del silenzio. Un tutt'uno indissolvibile, l'unione eterna, il perpetuo sì, il suo per sempre. Perchè doveva prendere parte alla Bellezza. Doveva essere Vera. Vera e Bella per sempre. Perpetuata nelle oscure note macabre di ben altra notte, per sempre. Perchè solo la morte permette al per sempre di esistere.
.{Night}.
Da qui a cinque anni..
Cinque anni, non sono poi così tanti. Se ci si pensa sono volati in un baleno.
Probabilmente l'anno che durerà di più sarà il prossimo.
Ritornando al discorso.. Cinque anni. Da qui a cinque anni chi sarò? Cosa farò? Dove sarò?
Il fatto è che cinque anni non sono niente. Solo che non riesco a capire cosa potrò mai essere. Una madre lo sa per esempio. Sarà madre, moglie, lavoratrice, donna, essere umano e poi le componenti più particolari riguardo la persona ecc ecc..
Io già adesso non so chi sono.
Cosa ci faccio qua? Dove mi porterà tutto ciò? Ma ciò cosa?
Non riesco a liberarmi da questa scorza.
Non riesco ad essere ciò che vorrei: me stessa.
E' stata mia madre a farmelo notare: da quando vado male a scuola sto male, sono triste e non riesco ad essere felice come prima. Stiamo parlando di quattro anni. E non penso abbia tutti i torti. Ne sa qualcosa lei, che è madre di cinque figli.
Forse la colpa di questo post senza senso è che ho appena finito di vedere Giovani, Carini e Disoccupati per l'ennesima volta, ed è tardi. E complimenti al Bologna che il 1 Giunio è entrato in serie A! E oggi è festa. Costituzione o Repubblica? Tendo a confondere troppo spesso i nomi.
E' bello però starsene qui sotto le coperte al buio, con il portatile a dare sfogo alle proprie sensazioni con Johnny Cash nelle orecchie.
Bah.. vi lascio la parte iniziale. A me come film piace davvero.. tanto. Non è affatto il film "boiata" su quanto era sballata la generazione anni 90. Basta, la faccio finita altrimenti continuo a scrivere. Notte.
Avete mai sfiorato le ali della libertà, fino a sentirvi vicino agli dèi dell’alto?
Avete mai guardato al cielo con disprezzo, sapendo di raggiungere un’infinità talmente profonda da poter svanirci dentro con un sospiro?
L’ho sempre saputo che in me conviveva il dio e l’uomo. All’interno dell’uomo la donna e la bestia.
Sono annegata spesso nel nero delle caverne dell’anima. Un pozzo talmente oscuro da lasciarvi dentro un pezzo d’umanità. Forse non riesco ad ignorare il fatto che ci siamo evoluti dalle scimmie..
Un residuo animale che mi porterò sempre dietro.
Mi sono odiata tanto fino a rischiare la vita più volte. A volte ho pensato d’esser stata condannata all’invincibilità, nel momento in cui i proiettili colpivano i miei amici sfiorandomi la pelle. Ho lottato tanto, specialmente contro me stessa.. rifugiandomi nell’alcol e nel vizio sfrenato. Sopravvissuta al crollo della mia famiglia, sopravvissuta al disprezzo di mio padre, all’abbandono di mia madre, sopravvissuta alla morte dei miei amici.
Ma non è servito a niente.
Il segreto è non combattere mai, specialmente contro sé stessi.
{Riferimenti a eventi persone etc realmente esistenti sono puramente casuali}
Posto queste semplici immagini perchè penso esprimano molto. Perchè si avvicinano abbastanza a come sto, adesso.
Un immagine può dire più di mille parole.. io ci provo.
Un anno fa se ne è andato. Di già..
Di già un anno fa.. Dio. Mi sembra ieri. Il tempo è trascorso immobile sopra di questo. Non ho parole, ma solo versi. I soliti versi che mi lasciano insoddisfazione. Ma non posso fare altro che scriverli. Urlarli.. portarli alla luce. Altrimenti impazzisco. Lo giuro Ivan, impazzisco. Perchè ti voglio ancora così tanto bene..
Sospiro,
anima di vento dalla collina
ali nere frastagliano
l’orizzonte spezzato.
Tremolanti i colori
liquida la luce
Offuscato giardino..
Regredisce lo sguardo
sui volti di marmo
sull’edera sottile
delicata e
fredda
cresce lenta
sul
silenzio.
Si inabissa il cuore
nell’anima
piomba nel
nero
p
r
o
f
o
n
d
o
Traslucidi
significati
geometrie di luce
architetture
eteree
oltre il buio del pozzo..
Chinata sul dolore
incontro il tuo sguardo
Incontro il tuo
sguardo..
..al di là del..
..al di là
del..
..vetro.
Si apre il cielo
scroscia via la luce
grigia.
Per le strade scroscia
scivola via il mondo
s f u m a
svanisce..
..come circonfusi anelli di
fumo..
..e qui io
..e io qui
posso
posso davvero
davvero..
Riabbracciarti..
Evocato da MindJam alle 22:47 con l'incanto: memory
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«To see the world in a grain of sand
and heaven in a wild flower,
hold infinity in the palm of your hand
and eternity in a hour.»
«Per vedere il mondo in un granello di sabbia
e il paradiso in un fiore selvatico,
tenere l’infinito nel palmo della tua mano
e l’eternità in un ora.»
L’Infinitamente Piccolo.
Cosa può l’uomo, nella sua immensa fragilità? Paragonato alla vastità suprema dell’universo tutto..
Dal minuscolo essere vivente alle vaste ed intangibili forze.
Il paradosso dell’infinito che contiene l’uomo, e dell’uomo che dentro di sé ha l’infinito.
Sublime.
Il fascino della natura umana è riassunto in questi pochi e magnifici versi: l’uomo, io, te, qualcun altro, che riesce a cogliere i sommi generi in ciò che di più semplice abbiamo.
L’esaltazione dell’umana natura! Per vedere ciò bisogna essere uomini. Non dèi. Non esseri supremi ma.. piccoli, fragili, limitati uomini.
Blake aveva ragione: siamo straordinari.
Evocato da MindJam alle 14:53 con l'incanto: thought
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Schegge di sorrisi, sprazzi di risate e sguardi nascosti nello specchio dei sogni, strisciano in silenzio sperando di svaporare nella notte eterna e confondersi nel cielo frastagliato di stelle.
Cosa sono se non attimi dispersi in una stanza senza porte e mura?
Non serve a nulla indugiare nelle menzogne quotidiane, meglio ingannare il tempo e il ricordo con una sigaretta tra le mani.
Fumo che scivola accarezzando amaro le labbra.. semplici pensieri appesi come esche all’amo. Chissà che cosa ne tirerò fuori. Spirali che fluttuano dense come ombre di spettri.
Ho voglia di sciogliermi nella musica. Melodia violenta e spietata che vince qualsiasi cosa con la sua bellezza. Ho tanta voglia di urlare e cacciarmi a piangere.
Perché il muro è ancora lì, ma non è lui che sanguina ma la mia mano oramai. Silenti attimi di odio che si infrangono con impeto e cattiveria su di una superficie bianca. Si spezza il sentimento nel dolore del momento, un lamento dolcissimo che scivola come spada fuori dal petto, tocca il suolo e muore.
Dove è finita la mia capacità di lasciarmi sfuggire le cose addosso? E in fondo, perché fumo?
Certo.. come negare il brusco sapore del tabacco, come dimenticare la bellezza delle aleggianti piume grigie che si spargono per l’aria, e l’eleganza del gesto, un gesto così semplice ed affascinante. Il rituale del momento. Abbandonare il mondo per cinque minuti e poi sentirsi bene.
Un conto è questo però.. un altro è se fumo 80 paglie in una settimana. E non ho neanche diciotto anni.
E si sa che prima di smettere si va sempre in crescendo.
Non riesco a dire di no. Non ho proprio la forza.
Se sto bene e ne ho voglia mi concedo tutto ciò che voglio.
Beh, basta deliri. Vi lascio al template (molto azzeccato) e alla nuova colonna sonora:
-Band of Horses – The Funeral
-Nightwish – Nemo
-SOAD – Toxicity
-Pearl Jam – Do the Evolution
-Baustelle – Panico!
Evocato da MindJam alle 14:05 con l'incanto: pieces
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C’era un aria di estate lungo il viale che si scioglieva in morbide curve lungo i grandi prati soleggiati. L’ombra dei grandi e profumati tigli accompagnava il suo cammino, a volte oscurato da nubi arricciolate e pompose. Aveva voglia di correre, protrarsi verso l’infinito della via, come un fulmine varcare qualsiasi barriera spazio temporale e sciogliersi in milioni e di miliardi di atomi, cullato dalla natura viva e fresca, nel paesaggio sgargiante di colori, nella musica del vento, sfiorare il cielo, accarezzare i fili d’erba e disperdersi nel tutto. Nella vita.
Passò una mano tra i capelli corvini, corti e ribelli, chiudendo i grandi occhi di scura nocciola rossiccia.
Sentiva pulsante e vero il cuore del tutto dentro al suo petto. Sospiri e lacrime lungo il volto, a disegnarne i sentimenti in silenti tracciati fatti di liquida luce e anima.
Se c’è una cosa che vale la pena di capire è che la vita è troppo bella, e il mondo fin troppo crudele.
Ogni passo un pensiero raccolto, vagheggiare di memorie nella sua mente. Finiva sempre per parlare da solo tanto erano insiti nel presente quei ricordi.
Sentiva ancora i suoi polpastrelli sfiorare le trame del sorriso, e i capelli color grano solleticavano ancora il collo.. così reale.
Il sole arpeggiava i suoi raggi sul viso irregolare del ragazzo. Un accordo melodico di spensieratezza perduta.
Aprì gli occhi, lasciando che il cielo lo riempisse dentro.
Troppe cose da dire, e troppa incapacità per esprimerle.
Si lasciò cadere a terra, senza ma, senza perché. Senza regole e senza lacrime.
Solo cadere lentamente, le gambe molli, le braccia sfilare via dalla ragnatela dell’aria, e poi più nulla.
Solo il vento tra i capelli, solo il suo odore ancora così reale.
Le grandi chiome dei tigli lasciavano un po’ d’ombra su quel volto spezzato dalla tristezza.
Ogni bacio un chiodo che lo legava al suolo. Ogni parola un macigno che lo schiacciava. Ogni sospiro un frammento d’anima che il vento si portava via. Ogni sorriso una lacrima illuminata dal sole. Ogni risata un brivido che ne percuoteva il corpo.
Era tutto così perfetto.. era il paradiso dell’anima.
Avrebbe voluto rimanere là per sempre. Ma il mondo strappa via ogni speranza.
Non gli rimaneva altro che un ricordo vivente a migliaia di miglia di distanza.
Disteso a terra, cullato dal tutto. Solo e vivo, così pieno della gioia che la natura travasava nel suo cuore vuoto, che non avrebbe mai voluto rialzarsi.
Fermo immobile fino al sorgere delle stelle, fino al dormire della notte e alla carezza della luna.
Non faceva per lui gridare la gioia dalla cima di un colle. Ora doveva stare a terra. Aspettando in silenzio. Lasciandosi trasformare dal paesaggio. Mitigando il suo essere umano.
Ora e sempre, addormentato tra le braccia di quel viale. Una nenia così dolce da far sanguinare qualsiasi ferita. Solo tempo e sole.
Un sorriso si formò sul volto di marmo.
Bastava riempirsi di cielo, perdersi nell’erba alta. Bastava risplendere assieme alle stelle nella notte. Bastava non muoversi e lasciarsi consumare da vento investiti da fragore del mondo.
Bastava lasciarsi sciogliere dalla melodia del mondo.
E così fece, scivolando lieve tra le ombre, risalendo le invisibili forze verso un altrove oltre ogni realtà. Chiuso nel suo mondo non aprì mai più gli occhi. Sereno nella perfezione del momento. Come quella visione onirica..
Perché in un viale infinito ogni passo è la fine.
Lacrime di dolcezza sussurrano silenziosi
tragitti sul volto
sfumando lievi
in arabeschi
umidi
di parole mai pronunciate
e sogni
fragili
nel loro trasfigurarsi
in desideri
interrotti.
Sospesa nel cielo,
sospesa ancora,
sbiadire
goccia
a
goccia
nel blu
e piombare tra i rintocchi
della cupa
notte
quieta.
Avvolgimi con lentezza
avvolgimi
abbine il coraggio.
Voglio sentire
l’abbraccio del
buio, e l’amaro bacio
dell’oscurità.
Nere farfalle taglienti
ogni silenzio sfuggito alle labbra.
Sorde speranze in frantumi
in cocci scheggiati.
Lacrima di dolcezza
sussurra
lieve
e silenziosa
gli abissi del cuore
su di un volto, freddo marmo.
Rauchi gli sguardi, torbide le parole.
Versa nel mio coppale del sidro.
Versa nel mio coppale il sidro dell’Oblio.
Dolce
oblio, vellutata carezza.
Spasmo disperato nel riemergere
dall’immensa volta blu,
ritorno sott’acqua.
Ondeggiano i miei capelli
al sospiro del mare.
Fluidi i baci della corrente.
Silenzio,
rumoreggia il ventre materno.
Silenzio,
cullati sulla morbida
coperta sabbiosa del fondale.
Sono a casa,
adesso.
Velati sospiri al pensiero,
Mai più sfiorerò il cuore
del cielo.
Voglio solo
ondeggiare attorno
alla mia anima.
Voglio solo
ballare attorno
alla mia anima.
Fragore e sussurro del mare.
Del mare
Il mare.
Sono a casa,
adesso.
Evocato da MindJam alle 20:03 con l'incanto: poetry
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Beati i puri di cuore.
Ma che cosa vuole dire essere puri di cuore?
Per me, significa essere ben predisposti verso il prossimo, pensare bene delle persone che ci circondano contando sempre sul sentimento di amore che collega un essere umano all'altro (attenzione: non si parla di Buoni Coglioni, ma di persone dal cuore gentile e con la testa sulle spalle).
Beati, perchè avendo questo grande dono (non può che essere un dono) la vita diventa bella.
Ora io penso..
Perchè a volte accade che chi va bene a scuola si senta messo in discussione da coloro il cui obiettivo è passare con la sufficienza e basta? Perchè esiste questo senso di competizione assolutamente illogico e irrazionale? Perchè bisogna sentirsi meritevoli di qualcosa più di un altro? Perchè questo enorme e disperato bisogno di ricevere approvazione porta poi a giudicare e condannare persone che hanno semplicemente fatto una scelta diversa?
Con un lieve ribrezzo noto delle sfumature di perbenismo e fascismo nei discorsi del genere. Quando la gente definisce coloro che riescono a cavarsela ogni anno come "Dei coglioni che non studiano e non si meritano nulla! Perchè se non hanno voglia di studiare non sprecano soldi nella scuola, e ci tornano quando viene loro voglia, come è giusto che sia!!".
Sono sinceramente.. letteralmente.. sconvolta. Turbata in primis quando un discorso del genere viene fatto da persone che stimo e ammiro, persone a cui voglio un bene dell'anima e che conosco da anni.
Perchè coloro che possono godere di molto, si accontentano di godere di poco? Potrebbero essere soddisfatti, compiaciuti, realizzati nell'andare bene a scuola (perchè è evidente che ci tengono davvero e danno a ciò un grande valore).. ma finiscono nel trarre soddisfazione nel pensare di essere superiori a chi va peggio. Voglio dire, da un estremo di pura e sana realizzazione si passa ad un estremo di malato e immorale senso sadico di superiorità.
Giornata frettolosa, ma sono riuscita a trovare del tempo per ideare qualcosa per.. far passare il tempo. Sì, è un controsenso ma bisogna abituarcisi quando si ha a che fare con quello che mi passa per la testa.
Quindi, grazie alla mia supermultimediale macchina fotografica, alla Mia Facciona, al testimonial ufficiale l'Amica Lucky (io fumo solo tabacco da rollaggio, Golden Virginia Verde per intenderci da un anno a sta parte, ma ogni tanto mi compro un pacchetto di Lucky Strike), alla mia AmicaFellona, e a Photoshop..
Ecco per voi "Il Fumetto Fumoso".
E poi lo stesso nome "Fumetto" contiene una vaga allusione al fumo. In fondo non ho fatto altro che mettere la panna assieme alle fragole!
Ho aperto un nuovo blog. Ho congelato l'altro, non potevo cambiarlo, stravolgerlo. Per me rappresenta un icona di un pezzo di storia. Della mia storia. Un disegno incompleto di certo non si butta via ma.. non si riesce più a finire. E così se ne inizia uno nuovo, come sempre. A volte le cose finiscono e basta, e allora perchè tentare di cambiarle a tutti i costi? Basta inchiodarle all'eterno presente che diventa sempre più passato ad ogni passo intrapresto verso la nuova via.
La neve cade in silenzio, tutti i fiocchi sono unici e tutti danzano in modo diverso. Così accadono le cose, arrivano e basta. Ognuna ha il proprio modo d'essere, porta con sè pezzi di vita che sono e saranno diversissimi da quelli che altre potrebbero portare se fossero arrivate al posto di quella che ora c'è. La cosa. Sì. La cosa è avvenuta, e non mi resta altro che sfruttarla.
Questo Template mi piace. Chissà cosa c'è oltre le porte di quel castello. Se tutti lo guardano allora dovrà essere qualcosa di incantevole, no?
Evocato da MindJam alle 16:55 con l'incanto: pieces
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